Se cercate la ceramica abruzzese per eccellenza o le migliori botteghe artigianali, dovete fare una sosta a Castelli per ammirare la famosa maiolica di Castelli. Questo piccolo paese ai piedi del Monte Camicia è uno dei luoghi più rappresentativi dell’intero Abruzzo. Castelli è raccontato dalle fonti istituzionali come la capitale della ceramica d’Abruzzo, un borgo immerso nella natura del versante sud-orientale del Gran Sasso d’Italia, famoso a livello internazionale per la lavorazione artistica della ceramica e per le sue viuzze ricche di laboratori e botteghe.
A Castelli la ceramica è il modo in cui il borgo si racconta da secoli
Tra la fine del Quattrocento e il Settecento, dinastie di maiolicari come i Pompei, i Grue e i Gentile hanno dato vita a una stagione artistica di altissimo livello, portando la produzione castellana nei principali musei del mondo, dal Louvre all’Hermitage, fino al Metropolitan e al British Museum.
Piatti, brocche, mattonelle, servizi da tavola, maioliche da farmacia e decorazioni istoriated hanno attraversato il tempo trasformando un piccolo centro dell’Appennino in un nome riconoscibile ben oltre i confini regionali.
Camminando nel borgo, questa storia si sente ancora
Si legge nelle botteghe, nelle facciate, nei dettagli che affiorano lungo le strade medievali, ma soprattutto nei luoghi che custodiscono la memoria viva della maiolica. Il Museo delle Ceramiche di Castelli, ospitato storicamente in un antico convento francescano e oggi con collezione allestita a Palazzo Museo dell’Artigianato, conserva opere dal XV al XX secolo e racconta anche il processo tradizionale di lavorazione, come se il visitatore potesse entrare dentro l’antica bottega.
È qui che la ceramica di Castelli smette di essere solo bellezza da osservare e diventa anche mestiere, tecnica, continuità. Poi c’è il luogo che più di ogni altro riesce a lasciare il segno: la Chiesa di San Donato, spesso ricordata come la Cappella Sistina della Maiolica. Il suo straordinario soffitto, composto da centinaia di mattoni maiolicati decorati con profili, stemmi, simboli astronomici, animali e motivi floreali, restituisce con una forza quasi teatrale il livello raggiunto da questa tradizione. Entrando si capisce come la ceramica castellana non è stata soltanto un’arte applicata, ma un linguaggio capace di dialogare con l’architettura, con la devozione, con il paesaggio umano del borgo.
Eppure Castelli non vive soltanto di passato
Ancora oggi resta il punto di riferimento della ceramica artistica in Abruzzo: le botteghe continuano a rinnovare la tradizione, recuperando i soggetti rinascimentali e sperimentando linguaggi contemporanei, mentre il liceo artistico, attivo dal 1906, trasmette quest’arte alle nuove generazioni. In agosto, inoltre, il borgo ospita una frequentata Mostra Mercato della Ceramica, segno concreto di una tradizione che non si è trasformata in nostalgia, ma continua a produrre bellezza e lavoro.
La cosa più bella, forse, è che a Castelli tutto sembra accordarsi con questa vocazione. Il paese appare davvero come una piccola miniatura dipinta, sospesa tra il Gran Sasso, i boschi e i sentieri dell’Appennino teramano. Per questo visitarlo significa molto più che acquistare un oggetto artigianale. Significa entrare in un luogo dove il paesaggio ha dato forma a un sapere, e dove quel sapere continua a parlarvi con la stessa grazia delle sue maioliche: precisa, luminosa, duratura.