Quando si pensa a Navelli, il primo richiamo va spesso allo zafferano e ai suoi campi violetti che in autunno trasformano la piana in uno dei paesaggi agricoli più affascinanti d’Abruzzo.
In questa conca ai piedi del Gran Sasso, però, vive da secoli anche un’altra coltivazione profondamente legata alla storia locale: il cece. Piccolo, tenace, essenziale, questo legume ha accompagnato l’economia familiare, l’alimentazione quotidiana e la cultura contadina di un territorio asciutto, severo e generoso allo stesso tempo.
Il Cece di Navelli racconta un’Abruzzo agricolo e silenzioso, fatto di terreni ben drenati, esposizioni soleggiate e lavorazioni pazienti. Ancora oggi viene coltivato tra i 700 e gli 800 metri di quota, nella piana di Navelli e nei paesi vicini, dove continua a rappresentare una delle espressioni più autentiche della biodiversità dell’entroterra aquilano.
Due varietà, una stessa radice contadina
La tipologia più conosciuta è quella chiara, di colore crema, con superficie liscia e dimensioni contenute. Accanto a questa, alcuni produttori conservano ancora una varietà più piccola, di colore rosso ruggine e dalla buccia leggermente grinzosa. Per lungo tempo il cece bianco è stato destinato alla vendita, mentre quello rosso restava nelle case, legato al consumo familiare e alle ricette più sostanziose della tradizione.
Questa distinzione racconta molto bene il valore culturale del prodotto. Da una parte il legume che sosteneva l’economia locale, dall’altra quello che entrava direttamente nella cucina domestica, nei piatti di ogni giorno e nelle preparazioni rituali delle feste. È proprio in questa doppia anima, agricola e familiare, che il Cece di Navelli conserva ancora oggi il suo fascino più profondo.
Nella piana di Navelli, anche un piccolo cece riesce a raccontare il paesaggio, la fatica delle stagioni e il calore misurato delle tavole di montagna.
Coltivazione, raccolta e sapere del territorio
Il cece trova qui il suo ambiente ideale grazie a terreni aridi, leggeri e spesso pietrosi, dove l’acqua non ristagna e la pianta può svilupparsi con equilibrio. La sapienza contadina ha sempre riconosciuto questa esigenza, tanto che un detto locale ricorda come i terreni troppo ricchi e scuri favoriscano la vegetazione, ma diano meno frutto. Anche per questo la coltivazione si concentra solo negli appezzamenti davvero vocati, esposti al sole e ben drenati. La semina avviene in primavera, tra marzo e aprile, con tempi che possono adattarsi all’andamento climatico. La raccolta si svolge invece tra la fine di luglio e la fine di agosto. Nei piccoli campi le piante quasi secche vengono raccolte a mano, legate in mannelli e lasciate asciugare, prima della sgranatura manuale. Nei terreni più estesi si ricorre alla trebbiatura meccanica. È un lavoro che richiede attenzione, esperienza e continuità, e che oggi viene portato avanti da pochi produttori con grande cura.
Come si gusta?
In cucina il Cece di Navelli esprime un carattere pieno e riconoscibile. La varietà rossa, con buccia più dura, consistenza più farinosa e sapore più intenso, è particolarmente adatta alle zuppe e alle preparazioni lunghe. La varietà chiara si presta bene anche a ricette più semplici, come i ceci in umido oppure i ceci allo zafferano, piatto che lega in modo diretto due grandi prodotti della stessa piana. Tra le preparazioni più evocative della tradizione abruzzese c’è la minestra di ceci e castagne, un cibo rituale che apriva il cenone della vigilia di Natale. È una ricetta che racconta con grande forza la cucina dell’interno: sostanziosa, sobria, radicata nel calendario agricolo e capace di trasformare ingredienti essenziali in un piatto pieno di memoria.
Un presidio che guarda al futuro
Oggi il Cece di Navelli è al centro di un percorso di tutela che coinvolge i pochi produttori rimasti tra Navelli e i paesi limitrofi. In un’area segnata da un lungo spopolamento, aggravato ulteriormente dopo il sisma del 2009, questa coltivazione continua a rappresentare un presidio agricolo e culturale di grande importanza. L’associazione dei produttori e il disciplinare condiviso aiutano a proteggere la sostenibilità della coltivazione e a rafforzarne la presenza nel mercato locale e nella ristorazione del territorio. Per chi visita la piana di Navelli, conoscere questo legume significa avvicinarsi a un volto meno noto ma molto autentico dell’Abruzzo. È il volto di una terra che accoglie con discrezione, senza effetti scenografici, e lascia emergere la propria ricchezza nei dettagli, nei prodotti e nelle storie custodite dalle comunità locali.