Tra i prodotti più preziosi dell’Abruzzo interno, la Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio occupa un posto speciale. Nata nei terreni aridi e d’alta quota del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, tra Santo Stefano di Sessanio, Calascio e Castel del Monte, questa varietà racconta con immediatezza il carattere della montagna aquilana.
Piccola, saporita e ricca di personalità, è il simbolo di una cucina essenziale che sa trasformare ingredienti semplici in piatti di grande valore. La sua unicità si riconosce già nella forma. È minuscola, ha una buccia molto sottile e non richiede ammollo, dettaglio che la rende particolarmente apprezzata in cucina. In cottura mantiene una consistenza piacevole e compatta, sprigionando un gusto intenso, leggermente terroso, che richiama il paesaggio da cui proviene. È una delle espressioni più autentiche dell’agricoltura di montagna e rappresenta un riferimento importante del patrimonio gastronomico abruzzese.
Un simbolo di biodiversità e agricoltura eroica
Coltivata oltre i 1200 metri, questa lenticchia è strettamente legata ai suoli calcarei e al clima severo dell’altopiano. Proprio queste condizioni, apparentemente difficili, contribuiscono a definirne la qualità e il profilo gustativo. La Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio è oggi riconosciuta come Presidio Slow Food, segno del suo valore agricolo, culturale e identitario.
Dietro questo legume c’è il lavoro paziente di produttori che continuano a coltivare in un ambiente impegnativo, custodendo un sapere che unisce tradizione, rispetto della terra e continuità con la storia locale. È un prodotto che parla di transumanza, di paesi di pietra e di un’Abruzzo che continua a preservare le proprie eccellenze con misura e determinazione.
In ogni cucchiaio di queste lenticchie si ritrova il silenzio del Gran Sasso, la sobrietà della montagna e il calore accogliente della cucina di casa.
Come gustarla?
In cucina è particolarmente amata nelle zuppe, dove esprime al meglio la sua consistenza e il suo sapore. La tradizione la propone con crostini di pane dorati, con pasta fatta in casa come i taccunelli, oppure in preparazioni più ricche che aggiungono una nota sapida, come il guanciale croccante. Anche accanto alla Mortadella di Campotosto crea un abbinamento molto interessante, capace di valorizzare i prodotti più identitari dell’Alto Abruzzo.
Per chi visita Santo Stefano di Sessanio, Calascio o Castel del Monte, assaggiarla significa entrare in contatto con una parte molto autentica del territorio. È un ingrediente che accoglie con semplicità, ma lascia un ricordo profondo, proprio perché nasce da una terra severa e generosa allo stesso tempo.